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Chiesa S. Giorgio - Terres

INTRODUZIONE
 

La chiesetta di S Giorgio è situata sulla sommità del colle omonimo a N-E dell'abitato di Terres ed è individuata nel Catasto come P.Ed. 2 C.C. Terres di proprietà della parrocchia dei S.S. Filippo e Giacomo.
Le prime notizie sulla sua antichità sono assai recenti, per colpa della dispersione dei documenti e della tradizione sparita,e si riferiscono alla costruzione attuale,' Nei testi si parla della chiesa solamente come riferimento e le descrizioni monografiche sono poche, vaghe e spesso poco attendibili, Una ricostruzione della storia dell'edificio diventa perciò difficile e limitata a considerazioni di carattere generale.
Gli affreschi presenti sul lato destro della navata, datati intorno al XII secolo (Morassi,Rasmo) ,fissano una 'data che però,pur potendo essere quella di origine dell'edificio esistente, non è certo quella dell'inizio della presenza di un luogo di culto sul colle. E' nota infatti la presenza di chiese dedicate a S.Giorgio (come del resto altri santi Romani: S.Appollonia, S,Valentino ecc.) lungo il tracciato di antiche vie Romane. E' un fatto anche che il Cristianesimo si sia impiantato sulle istituzioni pagane conservando per la celebrazione dei riti gli stessi luoghi di culto, sia per dimostrare il trionfo della nuova religione sia per non deviare i fedeli dal luogo che erano abituati a ritenere sacro, Possiamo quindi pensare, con buona approssimazione, che l'origine della chiesa sia legata alla sostituzione di un luogo di culto pagano con uno cristiano e quindi databile molto prima dell'anno Mille. In una relazione ai restauri del 1925 si accenna a "frammenti di transenne murati nel fianco destro che ricordano la primitiva costruzione preromanica": di questi resti non v'è traccia (probabilmente sono stati demoliti in quegli anni per mettere in luce gli affreschi) ma cio va come ulteriore elemento dimostrativo dell'antichissima origine dell'edificio.Prima del 1542 la chiesa presentava una tipologia completamente romanica con la grande e bassa abside a calotta e la navata senza volta con il tetto a vista,il quale doveva anche avere una pendenza minore rispetto all'esistente e ciò è dimostrato dlla presenza di alcuni alloggiamenti di travi ancora presenti nei muri del sottotetto.Le volte a crocera furono edificate appunto nel 1542 e tagliano la navata in due mediante un arco a cuspide in pietra. Fu questo l'ultimo importante lavoro eseguito eseguito sull'edificio.La chiesa ha subito in seguito altri tre restauri: nel 1880, nel 1925 in cui vennero messi in luce gli affreschi più antichi e nel 1954 chi più di un restauro fu un'opera di manutenzione di tipo casalingo.E' quindi superfluo sottolineare l'importanza storiografica che l'edificio riveste nelle vicende storiche delle valli del Noce e che ora necessita di adeguati interventi sia di ricerca che di restauro per portarlo alla sua giusta valorizzazione. 

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DESCRIZIONE DELL'EDIFICIO INTERNO
 

Questo edificio è caratterizzato da una semplicità estrema tipica di queste piccole chiese: poche le finestre originali (tre), due nell'abside, del tipo a feritoia ed una sul fianco a Sud protetta da una singolare grata in pietra rossa. Le altre finestre, del tipo a monofora,sono state realizzate nel 1542 assieme alle volte a crocera demolendo gli affreschi e sono munite di inferriata e di una vetrata al piombo di recente costruzione. Un'altra finestra, sul fronte, fu aperta nel 600 in seguito ad un'ordinanza di chiusura della porta d'ingresso per consentire ai fedeli il culto di S.Giorgio anche dal­l'esterno.
L'altare originale di forma quadrata,cavo,costruito in muratura e la soprastante pietra, furono demoliti dai restauri del 1954 ed al suo posto si trova un altare in mattoni intonacati con il piano in pietra recuperato dai resti della demolizione dell'antica chiesa dei S.S. Filippo e Giacomo (1810).(La pietra originale non esiste più)
Il pavimento,in lastre di porfido a corso irregolare fugate a cemento, è stato costruito nel 1954 (unitamente ad un gradino di 12 cm per separare l'abside dalla navata) sopra a quello precedente che era in battuto di cemento.
Le volte a crocera,munite di nervature, dividono la navata in due parti uguali attraverso un arco a cuspide in pietra e non presentano decorazioni di alcun genere nemmeno sotto l'intonaco.

 


LE PITTURE
 

L'abside è completamente decorata da affreschi della fine del quattrocento

(alcuni autori parlano di scuola dei Baschenis) rappresentanti i dodici apostoli con

al centro un S.Giorgo sovrastati da un Cristo in mandorla e dai simboli degli

evangelisti. Nella parte destra dell'abside gli affreschi sono quasi del tutto scomparsi.
E probabile che sotto a questi affreschi vi sia un ulteriore strato pitturato più antico

e ciò è testimoniato da due croci cerchiate messe in evidenza in un punto della

lacuna.Un'altra croce cerchiata,uguale a quelle dell'abside, è stata recente­mente

scoperta sul lato interno del muro frontale completamente imbiancato.
Sul lato sinistro della navata è rappresentata una crocifissione (il Weber la colloca

ne XVII secolo ma su un graffito in basso a destra e leggibile la data 1472) ed altri

due riquadri rappresentanti storie di santi; un altro affresco, del quale si scorgono

soltanto gli angoli,si trova dietro alla lunetta dlla volta.
Il lato destro presenta una pittura, lunga e alta come tutta la navata, tagliata in due

dall'avvolto e forata con una finestra, raffigurante due soldati che uccidono una

persona inerme che, secondo il Rasmo, "è una testimonianza di arte così primitiva

che solo lo scudo e soprattutto il caratteristico elmo ci permettono di datarlo

intorno al XII secolo". Della pittura manca una parte di circa 1,40 mI x 1,50 asportata,

secondo documentate fonti, nel 1925 ed ora depositata nei magazzini del castello

del Buonconsiglio
 


ESTERNO
 

sulla facciata è possibile individuare tre affreschi ( a destra, a sinistra e sopra il portale) due dei quali completamente degradati ed uno (il più grande circa 1,45x3,50 m),anche se picchettato lascia intravedere la grande figura di un santo.Il portale è di forma gotica e pres~nta in chiave la cifra "70" (probabilmente 1570.) .
Le altre pareti non presentano tracce di pittura e sono intonacate al grezzo ad eccezione di alcuni punti dove è possibile individuare una imbiancatura di calce probabilmente eseguita nel periodo delle epidemie. Nel complesso l'intonaco è piuttosto fatiscente e presenta diversi rappezzi occasionali. Sulla parte bassa della muratura perimetrale sono ben visibili le fondazioni che,a seguito del dllavamento e di un calo del terreno, sono quasi completamente fuori terra.  I muri presentano diverse lesioni di cui parleremo più avanti.Il tetto è stato ricostruito nel 1921 con struttura diversa da quella antecedente è ricoperto con scandole in legno completamente fatiscenti che lasciano infiltrare l'acqua in diversi punti. 

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ANALISI DEL DEGRADO E DEGLI INTERVENTI PROPOSTI

 
MURATURE
La muratura della chiesa è di spessore variabile (60-65 cm per la navata, 80-85 cm

per l'abside) e, nel abbastanza robusta ad eccezione del muro ad ovest che

presentatre tipi di lesione:
a) una rotazione verso l'esterno riscontrabile da un vistoso incurvamento in

prossimità del tetto e da un distacco, all'interno, del muro dalla lunetta dell'avvolto. 
b) una spaccatura a 45 gradi (presente anche in facciata) dovuta ad un cedimento

delle fondazioni con conseguente rotazione dell'angolo dell'edificio.
c) uno sfaldamento del muro in prossimità della finestra a Ovest dovuto allo

schiacciamento generato dai carichi concentrati della particolare struttura del tetto

con il favore delle infiltrazioni d'acqua. Questo danno è riscontrabile,anche se in

misura minore, su tutto il perimetro sommitale della muratura.
Per tali inconvenienti si propone:
c) per lo sfaldamento e la rotazione la realizzazione di un cordolo-imposta dello

spessore di 15-20 cm sulla sommità del muro ottenuto tramite la demolizione della

parte degradata esterna del muro (previo puntellamento del tetto) la ricucitura com

mattoni pieni e il getto con calcestruzzo fluidificato (in modo da evitare accidentali

scoli di acqua mista a cemento sulla parete interna pitturata).Il cordolo sarà

realizzato inoltre su tutte le parti di muratura che accennano cedimento per gli

sforzi anzidetti. Per le restanti parti, il lato superiore del muro sarà fissato con malta

cementizia. Si avrà cura di non chiudere completamente l'intercapedine fra il tetto ed il muro per consentire un adeguato arieggiamento della soffitta in modo da favorire la migliore conservazione delle strutture portanti della copertura.
d) Per il cedimento fondale si propone la realizzazione di una sottomurazione continua in c.a. lungo tutto il perimetro. Detta fondazione, che sarà eseguita con il metodo dei cantieri alterni a passo di 1,5 ml, servirà anche per il rinforzo e l'allungamento di quella parte di fondazioni ormai quasi completamente fuori terra. . Sul lato esterno della fondazione sarà eseguita una canaletta, della larghezza di cm 35, sovrastata da una copertina in cemento con grigliette ogni 3 ml, per impedire che le acque meteoriche del tetto si infiltrino nella fondazione.
Lo scavo, che sarà eseguito solo dall' esterno, sarà anche motivo di una verifica sotterranea sulla presenza di eventuali manufatti antichi.
 Per l'esterno si prevede inoltre la martellinatura di tutte le parti di intonaco fatiscenti e la loro ripresa con quelle in buono stato.Ove possibile l'intonaco sarà fissato al muro tramite iniezioni di cemento. 
Sulla parte di muro interrata e fuori terra per circa 50 cm sarà realizzata una fascia isolante invisibile ottenuta trattando l'intonaco con prodotti idrorepellenti evitando in jV-_o tal modo i danni creati dallo stravento e dalle acque di scolo del tetto.             .
Al centro dell'abside e per un tratto nella navata è possibile individuare una fessura rettilinea, dovuta a cedimento per sovraccarico della volta, causata dalla presenza nel sottotetto, di un muro in pietrame dello spessore di 55 cm che anticamente serviva da supporto per la copertura ed ora quasi completamente scarico. Per esso si prevede la completa demolizione per evitare l'incedere della lesione che,oltre alla struttura,danneggia in modo grave gli affreschi.(la struttura sostitutiva è descritta più avanti) Foto 9. Le fessure saranno riparate,in sede del restauro degli affreschi,con iniezioni di resine speciali atte allo scopo. A completamento delle opere murarie esterne si prevede la pavimentazione di un tratto della stradina di accesso e della parte anteriore della chiesa con selciato di sassi di fiume a vista della pezzatura di 8-10 cm.

TETTO
La struttura del tetto è formata da due parti indipendenti per la navata e per l'abside

realizzate in tempi diversi.
La parte sopra la navata,costruita nel 1921,è in buono stato di conservazione e per

essa si prevede il rinforzo delle capriate con una ulteriore catena posta a circa 15 cm

sopra l'estradosso della volta, in legno di larice da 7 x 15 cm doppia, per annullare la

omponente orizzontale causa delle rotazioni all'estremità superiore dei muri.
In luogo del muro,che sarà demolito e per dare supporto alle due mezzecase sarà

costruita un capriata analoga a quelle già esistenti.
La struttura portante sopra l'abside, costruita in precedenza a quella della navata,

presenta tracce di forte degrado in quasi tutte le travature, per essa si prevede la totale

sostituzione.
L'appoggio sommitale (che grava sulla volta dell'abside! sarà sostituito da una capriata

in legno di larice.
Per l'assito si prevede la sostituzione delle assi degradate con tavolame in larice stagionato da cm 3.
Per il manto di copertura si prevede la sostituzione completa con scandole di larice spaccate a mano da cm 45 poste in terza.
Saranno sostituite anche le scandole sulla sommità del campanile. 

 

INTERNO

La parte di muratura,alla sommità delle lunette costruita sopra alla preesistenza romanica, è fortemente degradata.
Inoltre, essendo a filo del muro sottostante,non permette di leggere chiaramente l'aggiunta successiva.Per essa si prevede lo smontaggio (eseguito con particolare cura vista la presenza degli affreschi), la ricostruzione con mattoni pieni intonacati a malta di calce fina e la tinteggiatura con calce bianca. Nella costruzione si avrà cura di creare un piccolo gradino (3-4 cm) per evidenziare la lettura delle muratura di cui sopra. Il lavoro verrà eseguito su tutte e quattro le lunette.
Sulla superficie in cui la ricerca degli affreschi ha dato esito negativo è prevista la tinteggiatura con latte di calce.
Per il basamento in pietra collocato sopra prevede la demolizione in modo da permettere visione delle pitture dell'abside e togliere aggiunto arbitrariamente. 
Come si è già detto in precedenza,il pavimento è stato eseguito nel 1954 con lastre di porfido a corso irregolare fugate con cemento (lavoro eseguito per iniziativa personale del parroco) che danno alla chiesa un effetto di eccessiva pesantezza e rusticità; inoltre esse non hanno nulla ache vedere con le tipologie sia gotiche che romaniche. Per esse si prevede la sostituzione totale con un pavimento,in battuto di calce. Sarà inoltre smontato l'arbitrario gradino che alza il livello dell'abside rispetto alla navata di 12 cm e sarà sostituito ,per arrivare al livello ell'altare,da un gradino più piccolo in corrispondenza di quello attuale.
Lo smontaggio del pavimento sarà anche motivo per sondare il terreno sottostante e verificare la presenza di eventuali manufatti antichi che condizioneranno inoltre il disegno del nuovo pavimento. 

IMPIANTO ELETTRICO
Per una migliore valorizzazione dell'edificio si è prevista la realizzazione di un impianto di illuminazione adottando tutti quegli accorgimenti per ottenere un risultato sobrio, consono con lo spirito dell'edificio e nello stesso tempo tecnicamente valido.
Descrizione:per l'interno si prevede il montaggio di due fari sull'arco di mezzeria e di un faro dietro l'altare muniti di lampade HQI-TS agli joduri metallici da 70 W (particolarmente adatti per l'illuminazione degli affreschi in quanto non emettono radiazioni dannose ai pigmenti); dietro l'altare saranno montati inoltre, con la funzione di eliminare le ombre, due tubi fluorescenti da 18 W in posizione verticale.
Per l'alimentazione dei fari sull'arco i fili elettrici saranno collocati sul sottotetto e,per raggiungere i corpi illuminanti, verrà praticato un piccolo foro dall'alto in basso nellevolte.I fari dell'abside saranno alimentati con la linea già esistente all'interno dell'altare.
Per l'esterno è prevista la realizzazione di un impianto studiato in modo da non proiettare un luce troppo sfolgorante sulle pareti dell'edificio. A tale scopo saranno posti in opera, sulla stradina di accesso due lampioni a tre braccia da 230 W totali,un lampione analogo con un solo braccio e 80 W sull'abside della chiesa parrocchiale ed un faretto alogeno da 300 W sulla stradina ad Ovest. L'alimentazione sarà eseguita con linea interrata.

 

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INTRODUZIONE AL RESTAURO

La chiesa di S. Giorgio è costituita da una semplice aula rettangolare chiusa ad est da un catino

absidale di forma semicircolare a volta ribassata. Sulla facciata principale, attorno al portale

d'accesso, si trovano tracce di tre riquadri affrescati. All'interno dell'edificio la decorazione è

presente sulle pareti laterali, sull’arco santo e nel catino absidale. I dipinti della parete sinistra

appartengono alla fase più antica della chiesa e secondo il Ramo sono anteriori alla fine del XIII

secolo. I bordi laterali della decorazione e il muro di supporto sono stati interrotti bruscamente e

inglobati in una successiva edificazione. La rimanente decorazione appartiene quasi sicuramente

ad un'unica fase databile entro il XV secolo, precedente all'anno 1472 se ci si riferisce alla data

incisa in basso a destra sulla scena della Crocifissione. La data 1542, visibile in alto al centro

dell'arco santo corrisponde probabilmente alla fase di costruzione dell’avvolto, con l'innalzamento

delle mura perimetrali e all'intonacatura a calce di tutte le zone non interessate dalla decorazione.

L'avvolto è sostenuto al centro della navata da un arco in pietra il cui inserimento ha causato

ulteriori perdite di superficie affrescata e la divisione delle due pareti in quattro lunettoni.

La decorazione presente sull'arco santo è stata coperta per ca. 2/3 dall'avvolto. L'inserimento dei

due Peducci in pietra ai lati dell'arco santo ha causato inoltre la perdita di una parte della

decorazione originale, ricostruita in seguito in modo sommario. In epoca successiva, l'apertura di

tre finestrelle ha causato ulteriori gravi perdite, riducendo in stato frammentario e non più

identificabili iconograficamente i due riquadri situati in prossimità dell'arco santo. Il rifacimento

della pavimentazione con l'innalzamento della quota nella zona absidale ha occultato la parte

terminale dello zoccolo su tutta la lunghezza del catino.



DESCRIZIONE DELLA DECORAZIONE
 
La scena sulla parete sinistra è delimitata da fasce rosse; nella parte superiore, delle tracce scure fanno supporre l'esistenza di un fregio. Il registro centrale è occupato dalla rappresentazione di un combattimento fra quattro personaggi, tre muniti di scudo e di armi non identificabili e uno inerme. Nella figura di destra, protetta da un elmo e da uno scudo decorato con un motivo a fiamme radiali nere su fondo giallo rosso, è visibile alla cintola l'elsa di 

una spada. Un arbusto a forma di giglio è posto tra i duellanti in primo piano.

Oltre l'arco santo in pietra si trovano solo frammenti: sono visibili chiaramente la

testa di un cavallo bardato e una mano protesa in avanti, in alto sono intuibili le

parti sommitali di due teste. Dalla vela dell’avvolto sporge il frammento di un

secondo strato d'affresco, cronologicamente posteriore di circa due secoli allo

strato romanico, anche se l'intonaco risulta steso direttamente sulla muratura,

con la demolizione dello strato più antico. 

Sul registro inferiore, delimitato in alto da una fascia rossa, è leggibile la figura

di un mostruoso animale squamato nell’atto di ingoiare la testa di un uomo

piegato. Proseguendo verso l'arco santo si intravvedono due aureole accostate

appartenenti al frammento del riquadro quattrocentesco distrutto con l'apertura

della finestra. L'arco santo è occupato dalla scena dell'Annunciazione. Nel catino

absidale domina al centro il Cristo Pantocratore entro mandola, fiancheggiato dai

simboli degli Evangelisti; il registro sottostante è occupato dalle figure degli

Apostolientro arcatelle e, in posizione centrale, S. Giorgio con il drago. Nell’arcatella sopra la finestra sinistra è appeso un finto drappo bianco su cui è appena percettibile l'impronta di una scritta, purtroppo totalmente scomparsa. Conclude in basso un finto drappo appeso. Il primo riquadro della parete destra ha subito la stessa sorte di quello contrapposto. Il secondo rappresenta la Crocifissi9ne con la Madonna e S. Giovanni Battista. In alto, oltre la cornice, l'immagine prosegue sull’intonaco appartenente presumibilmente all’intervento del 1542. Su uno strato di scialbo è visibile il proseguimento della croce, la targa con la scritta INRI, il sole e la luna. L'ampliamento è concluso da una finta cornice centinata, decorata con motivo a volute di tipo settecentesco di cui erano visibili frammenti sui bordi inferiore e sinistro. Segue una finestra originale parzialmente contornata in alto e a destra da una fascia rossa delimitante un terzo riquadro, ora quas1 interamente occultato dall’inserimento dell'arco in pietra. Dal lato sinistro si intravvede, appoggiata a terra, una figura reggente un’ostia; dal lato opposto sporgono la mano ed il panneggio del manto di una seconda figura in piedi. Concludono due riquadri, uno con i SS. Sebastiano e Rocco, l'altro che rappresenta probabilmente una Deposizione dalla Croce.
All'esterno, alla destra del portale di accesso alla chiesa, è visibile un grande riquadro raffigurante S. Cristoforo, mutilo nella parte inferiore per l'apertura di una finestra. Sulla sinistra, le tracce di un panneggio ricordano la presenza di un affresco. Sulla sommità del portale si trova un riquadro dipinto su uno strato d'intonaco sovrammesso a quello originale della facciata è intuibile una corniciatura perimetrale, mentre il resto è ormai illeggibile. 

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TECNICA DI ESECUZIONE
 
L'intonaco degli affreschi duecenteschi è stato steso seguendo le irregolarità della muratura e non sempre ne ricopre completamente le parti più sporgenti e quindi lo spessore dell’arriccio risulta disomogeneo. Piuttosto consistente si rivela lo spessore dell'intonachino sulla cui superficie si è riscontrata una preparazione a calce. Non sono state notate giunzioni di giornata, ma solo una "pontata" orizzontale, corrispondente alla fascia rossa delimitante lo zoccolo.
Lo stato in cui ci sono giunti i dipinti non ne permette un’analisi dettagliata i volti

sono quasi scomparsi, ad esclusione del personaggio centrale sul cui vestito sono

appena visibili le linee di demarcazione del braccio e delle pieghe del panneggio.
La rimozione degli intonaci nel catino absidale, attribuibile all’intervento del I 26,

ha messo 1n evidenza la tecnica usata nella costruzione della volta. Sono infatti

visibili sull'intonaco le impronte lasciate dalle tavole 1n legno utilizzate come

armatura sull'arriccio si sono riscontrate delle linee rosse corrispondenti alle

giornate di lavoro. Le giunte di giornata della decorazione quattrocentesca hanno

rivelato superfici particolarmente estese, con conseguente presenza di consistenti

stesure a secco, ormai perse per il degrado subito dalle pitture. Non si sono trovate

tracce sull'intonaco di spolvero né di incisione. Una linea formata da una

puntinatura irregolare di colore rosso Si intravvede da una mancanza di pellicola

pittorica sulla tunica bianca in corrispondenza del petto del Cristo e sul bordo

superiore della fascia verde che conclude in basso l'arco santo. Sembra che il

disegno sia stato eseguito direttamente sull'intonachino o su una campi tura di

base, mediante un abbozzo sommario costituito da linee gialle, come si vede nella

costruzione della mandola, nei simboli degli Evangelisti, nel fregio delimitante il catino

absidale, nella costruzione dell'arcatella sopra l'aureola di S. Giacomo Minore. Nelle figure

rappresentate, si intuiscono differenti modi di dipingere gli incarnati; i volti dei personaggi

del catino absidale sono stati ottenuti con ombreggiature e lumeggiature su fondo a

verdaccio, quelli dell'Angelo Annunciante e della Madonna sono il risultato di una stesura

chiara ombreggiata con verdaccio su fondo giallo, mentre un chiaroscuro su fondo rosato

ha reso i visi dei personaggi della parete destra. A sinistra del labaro retto dall'Angelo

Annunciante si intravvede la forma di un giglio parzialmente occultato da una stesura

bianca a corpo. Motivi decorativi eseguiti a stampino, sono tuttora visibili sulle tuniche

dell'angelo e di alcuni apostoli. Altre rifiniture eseguite con tecnica "a secco", quali le

scritte e alcuni degli attributi degli Apostoli e di S. Giovanni Battista, sono appena

percettibili.
 


ANALISI CHIMICO STRATIGRAFICHE
 
Sono stati eseguiti due prelievi nella zona absidale : il campione A è stato asportato dal vestito rosso del Cristo Pantocratore in corrispondenza delle ginocchia, il campione C dall'aureola dell'Apostolo Filippo e sono stati sottoposti entrambi ad analisi multielementare alla microsonda elettronica.
Il campione A è stato osservato al microscopio da mineralogia a luce riflessa su sezione lucida trasversale e la sezione stratigrafica risulta così composta :
- intonachino di supporto a base di calce e inerti,
- strato rosso-arancio costituito essenzialmente da minio con tracce di ocra rossa e qualche frammento di calci te,
- strato bruno di aspetto colloforme, con spessore irregolare dovuto all'alterazione del minio; non si esclude la presenza di sostanze organiche.
Il campione C è stato osservato allo stereomicroscopio nel suo stato naturale : è costituito da minuscole scaglie bianche di calce ricoperte da una patina bruno-arancio (minio) a sua volta parzialmente ricoperta da un'altra di colore bruno-nero, dovuta all'alterazione del minio. E' stata inoltre evidenziata la presenza di una resina non identificata. 

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PRECEDENTI INTERVENTI DI RESTAURO
 

Un intervento di restauro è documentato da una lettera della Sovraintendenza al Curato di Terres datata 26 aprile 1925 in cui si dice: "Nei prossimi giorni spero di poter mandare costì il nostro restauratore Sig. Brizi per scoprire e consolidare gli affreschi della chiesetta di S.Giorgio". Da quanto si è potuto constatare, l'intervento del Brizi è stato piuttosto articolato, comprendendo presumibilmente le seguenti fasi
- scoprimento degli affreschi presenti sulla parete destra e forse anche quelli della parete sinistra;
- consolidamento delle zone in pericolo di caduta, mediante stuccatura perimetrale e immissione di gesso come adesivo;
- stesura di intonaci neutri e stuccatura delle lacune;
- ritocco pittorico, limitato essenzialmente ad abbassamenti tonali su  mancanze e stuccature, anche se alcuni colori debordanti visibili sui neutri nel catino absidale, documentati fotograficamente, fanno supporre che anche il Brizi abbia contribuito ai pesanti rifacimenti; stacco di un affresco dalla parete sinistra, documentato in un "Elenco dei mobili ed immobili antichi, artistici e storici della chiesa curaziale di SS.Filippo e Giacomo in Terres datato 21 giugno 1926 dove al punto N.2 si dice : una pittura su muro rappresentante S.Giorgio colla principessa levata dalla parete della sopra indicata chiesetta l'aprile di quest'anno 1926- ventisei- e depositata provvisoriamente presso il R. Ufficio Belle Arti nel Castello del Buonconsiglio in Trento" . Tracce di gesso riscontrate sotto lo strato di intonaco neutro sostituente l'affresco staccato, fanno supporre un tentativo di consolidamento dello stesso.
Da alcune foto, conservate nell'Archivio Fotografico del Servizio Beni Culturali della Provincia di Trento riguardanti la parete destra e datate 1971, Si deduce che questa zona Sia stata oggetto di un ulteriore intervento : una foto mostra il riquadro della Crocifissione con limitate zone ancora coperte da scialbo ed alcune porzioni della corniciatura settecentesca ancora presenti sulla parte inferiore.
La messa in luce dell'Annunciazione rappresentata sui due spicchi dell'arco santo, coperta quasi interamente dalla volta del 1542, ha confermato, per la presenza di ridipinture, un intervento di restauro pittorico molto antico e probabilmente esteso alla decorazione del catino absidale e alla parete destra (riquadri con i SS. Sebastiano e Rocco e Deposizione). Una vasta ridipintura gialla, con andamento modificato rispetto all'originale, era visibile sul manto dell'Angelo Annunciante e copriva parzialmente : i capelli, i motivi a stampino sul manto rosso con il risvolto verde e la mano sinistra reggente l'asta del labaro. La medesima ridipintura era presente sui capelli della Madonna. Sulla parte superiore del catino absidale erano concentrate vaste ridipinture con modifiche dell'andamento del motivo originale; a titolo di esempio si ricordano le maggiori deturpazioni :
- il rafforzamento della mandola con una banda verde sfasata rispetto all'andamento originale e occludente in modo parziale i piedi e la parte finale del manto di Cristo;
- il completo rifacimento del drappeggio verde al centro del Cristo;­ridipintura con modifica dell'andamento della manica sinistra, di tutta la parte inferiore della tunica rossa e del motivo ornamentale sulla camiciola bianca;
- totale occlusione, mediante una stesura bianca a corpo, della mano reggente il libro, che a sua volta era stato ridotto di dimensione;
- ampie stesure verdi sulle ali e sul libro del simbolo dell'evangelista Marco, oltre a un'infinità di altri piccoli dettagli.
I due riquadri sulla parete destra sono interessati da ampie ridipinture (fondi verdi e blu, aureole, abbigliamento dei personaggi) molto consunte e ormai molto ben mimetizzate con l'originale.
Un intervento settecentesco ha interessato la scena con la Crocifissione: oltre alla modifica della cornice con l'aggiunta della centina, è visibile il rifacimento delle tre aureole su uno strato di scialbo di qualche millimetro di spessore. Sul limite destro dell'aureola del Battista è ancora visibile il frammento di un cartiglio con la scritta:"ecce…". 

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INTERVENTO DI RESTAURO

 

Un primo intervento, eseguito durante la rimozione del pavimento posticcio

con la messa in luce della parte finale dello zoccolo nella zona absidale,

è consistito nel consolidamento di alcune zone pericolanti e nella velatura

precauzionale della fascia a contatto con il pavimento. la fase di restauro

è iniziata con l'operazione di consolidamento per ricreare l'adesione,

compromessa In seguito al degrado, fra l'intonachino, l'arriccio e il supporto

murario. L'operazione è stata eseguita mediante iniezioni di metacrilati

(Primal AC33) in varie diluizioni o addizionati a calce Lafarge in presenza di

vuoti consis

tenti. L'operazione si è rivelata particolarmente complessa sulla parte

superiore del catino absidale, per la massiccia presenza di gesso usato come

adesivo nell'intervento del 1926. Particolare cura è stata dedicata alla

saldatura dei gravi distacchi e delle zone pericolanti, fermate esclusivamente

da stuccature in gesso, presenti su tutta la muratura duecentesca.
Successivamente sono state rimosse le malte cementizie presenti sullo

zoccolo, gli intonaci riferibili all'intervento del Brizi e quelli posticci, a stesura grossolana, risalenti a varie epoche.
la decorazione duecentesca presentava gravi mancanze risarcite in epoche diverse con stesure d'intonaci. Al fine di ricreare una certa unità d'immagine attraverso un'unica stesura neutra omogenea, in accordo con la Direzione Lavori e il Servizio Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento, si è proceduto alla rimozione di tutti i precedenti intonaci non originali.

Dagli intonaci riferibili alle modifiche eseguite nel 1542, sono stati asportati la tinta giallastra e i vari strati di scialbo sovrapposto, procedendo quindi al consolidamento.
Al fine di mettere in luce la scena con l'Annunciazione, rappresentata ai lati dell'arco santo, sono stati eseguiti due tagli nella volta con la rimozione del materiale addossato alla pittura.

La ripartizione in campate delle pareti laterali, causata dall'addossamento della volta, è stata evidenziata mediante un'incisione a "V" seguente la linea a contatto con la decorazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La rimozione delle incrostazioni calcaree presenti sullo zoccolo nella zona absidale è stata eseguita con mezzi meccanici, alternati a ripetuti impacchi ammorbidenti. La stessa metodologia è stata adottata anche nella rimozione dei residui di calce e nella graduale consunzione delle consistenti velature carbonatiche, queste ultime concentrate su alcune zone della parete sinistra, (l'elsa della spada, la figurina sullo zoccolo). In presenza di pellicola pittorica decoesionata o priva di adesione e staccata dal supporto si è proceduto, previo riadagiamento della stessa, al fissaggio e al ripristino dell'adesione mediante Paraloid b72 in solvente. Un fissaggio preventivo è stato eseguito in presenza di campiture o rifiniture particolarmente delicate, quali le scritte e i motivi ornamentali a stampino.
Un primo passaggio di pulitura, consistente nella rimozione dei depositi di polvere, schizzi di intonaci, colature delle varie tinteggiature e residui di scialbo, è stata eseguita mediante una soluzione di acqua distillata e carbonato di ammonio al 20%. Dalla decorazione duecentesca è stato rimosso completamente l'intervento pittorico del 1926, mentre si è cercato di attenuare nel limite del possibile le macchie brune causate da un probabile incendio (è visibile alla sommità della decorazione un frammento del piano di appoggio del soffitto coevo, interrotto e carbonizzato sulla parte sinistra).

Particolarmente delicata si è rivelata l'operazione di pulitura a causa delle consistenti ridipinture presenti sulla parte superiore del catino absidale. Il criterio seguito nella rimozione è stato quello di dare la precedenza ai rifacimenti più grossolani e maggiormente deturpanti, valutandoli man mano che l'operazione proseguiva. La rimozione completa di tutte le ridipinture avrebbe causato un eccessivo impoverimento dell'immagine per cui si è cercato, mediante un compromesso, di evitare soluzioni drastiche. L'operazione è stata eseguita meccanicamente dopo aver ammorbidito e rigonfiato, mediante impacchi localizzati, le stesure da asportare. L'aspetto a macchie, caratterizzante la zona corrispondente al Pantocratore è stato attenuato asportando la patina bruna superficiale dell'alterazione del minio mista a ridipinture; il rifacimento verde del manto del Cristo è stato, al contrario mantenuto, anche se non originale. Sul riquadro con la Crocifissione sono stati mantenuti i rifacimenti settecenteschi delle aureole in quanto quelle originali erano state completamente abrase, fino all'intonachino, per facilitare l'adesione del nuovo strato. La corniciatura originale è stata messa in luce completamente rimuovendo, dopo essere stati documentati fotograficamente, i pochi frammenti della cornice settecentesca ancora presenti sulla parte inferiore. Le ridipinture sulle scene con i SS. Rocco e Sebastiano e la Deposizione sono state mantenute per non aggravare ulteriormente la leggibilità già di per sé compromessa.

I licheni che deturpavano gli affreschi esterni sono stati rimossi meccanicamente anche con l'ausilio di lavaggi con acqua e ammonio idrato.
Le picchiettature, le fessurazioni e le lacune minori sono state risarcite a livello della superficie dipinta mediante una malta composta da polvere di marmo, sabbia, carbonato di calcio e legante acrilico.
Le grandi mancanze di superficie affrescata sono state risarcite mediante una stesura di intonaco, a livello leggermente ribassato. Le mancanze d'intonaco del 1542 e le sbrecciature effettuate con l'apertura delle tre finestre sono state risarcite con intonaco a base di calce Lafarge, sabbia e minima percentuale di legante acrilico, le prime a livello della superficie, le seconde leggermente a ribasso.
L'intervento pittorico è stato eseguito mediante abbassamenti tonali su "spellature" e abrasioni del colore; le lacune m1nor1 sono state integrate pittoricamente con metodi riconoscibili. Nel caso di zone particolarmente degradate, quali la decorazione esterna e i primi due riquadri sulla parete destra, si è ritenuto opportuno procedere pittoricamente nel modo più neutro possibile.

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RESTAURO DELLA PIETRA
 
Gli apparati lapidei della chiesa di S. Giorgio sono riferibili a due epoche ben distinte della fase costruttiva. Il portale d'ingresso, appartenente alla ricostruzione gotica, è stato costruito utilizzando conci di vari tipi di pietra, provenienti da costruzioni precedenti. Probabilmente anche la finestrella ad archetti e grate verticali in pietra calcarea è un reimpiego della precedente costruzione. L'arcata a tutto sesto con relative mensole, pilastri e quattro Peducci alla base dei costoloni e le due chiavi di volta sono coevi alla costruzione della volta.
Il lato esterno del portale d'ingresso era interessato da un attacco di licheni, sia sulle zone in contatto con gli intonaci della facciata che in corrispondenza delle connessioni dei conci. La faccia interna del portale, oltre ad essere parzialmente ricoperta da intonaci su tutta la zona perimetrale, era offuscata da scialbi, gocciolature e schizzi di intonaco e tinte varie. La parte centrale dell’arcata in pietra era interessata da gravi distacchi dalla volta, aveva le due facce parallele totalmente coperte da intonaci e scialbature e le connessioni dei conci stuccate in modo molto grossolano e ampiamente debordanti al centro dell'arco sono state riscontrate stuccature in cemento.
Con l'intervento di restauro si è cercato soprattutto di ripristinare la funzione portante dell’arco, sia mediante iniezioni di resine che con l'impiego di malte rinforzate con resine acriliche. Si sono quindi rimosse meccanicamente le sovrapposizioni di intonaci, cementi, scialbi, tinte varie e licheni. La pulitura è stata eseguita mediante impacco con AB57 e seguita da ripetuti lavaggi alternati all'asportazione meccanica dei residui di scialbo. Sono state quindi rimosse le stuccature esistenti lungo le connessioni dei conci, sia perché eseguite in modo grossolano e ampiamente debordanti sulla pietra come sull’arco a tutto sesto, o a causa del degrado dovuto all’attacco dei licheni come sull'esterno del portale. La stuccatura è stata eseguita mediante impasto di sabbia, polvere di marmo, calce Lafarge e legante acrilico.
 

GRAFFITI DELLA ZONA ABSIDALE
 
Innumerevoli sono le date, sigle, firme e scritti vari incisi su tutta la fascia absidale. Le date, ad esclusione del "1472" inciso sul bordo inferiore della scena con la Crocifissione, sono per la maggior parte riferibili ai secoli XVI-XVII-XVIII, in modo minore agli ultimi due secoli e qualche scritta a grafite fino agli anni 30/40 del nostro secolo. La data "23 aprile", corrispondente al giorno di S. Giorgio, si ripete costantemente attraverso i secoli; le firme sono generalmente riferite a nomi locali. La presenza di sigle, abbreviazioni, motti in latino rendono difficile se non addirittura incomprensibile la lettura.

DOCUMENTI AFFRESCO S. GIORGIO

 

Documentazione riguardante L'affresco di S.Giorgio staccato dalla parete sinistra della  chiesa di S.Giorgio in Terres nell'aprile del 1926 dal dott. Brizzi e mai più rimesso in sede anche dopo le richieste poste durante l'ultimo intervento di restauro. Attualmente l'opera si trova nei locali del Castello del Buonconsiglio 

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